Nail art of the week | Proud to be a cat lady

martedì, settembre 20, 2016


La settimana scorsa abbiamo festeggiato il secondo compleanno di Ariel, per questo motivo ho deciso di voler realizzare una nail art con cui celebrare il mio essere una fiera gattara.
Chi mi segue sul blog, ma soprattutto su Instagram, ormai saprà bene che nutro un amore sconsiderato per i gatti, ma anche per gli altri animali (a parte piccioni, galline, ecc... quelli proprio mi rifiuto), ed è un tratto che ho ereditato da mio padre, infatti lui, essendo nato e cresciuto in campagna, ha vissuto a stretto contatto con gli animali e se n'è preso cura, quando poi sono arrivata io ha trasmesso anche a me il medesimo amore e non poteva farmi dono più gradito, perché è qualcosa di veramente prezioso, infatti sono dell'idea che chi maltratta gli animali non si possa neppure definire un uomo, e mi dispiace per loro perché vivono e continueranno a vivere un'esistenza infelice.
Da che ho memoria in casa mia abbiamo sempre avuto un gatto, quindi posso affermare di aver sviluppato il mio animo da gattara fin da quando ero piccola, in pratica si può dire che fossi destinata ad esserlo, è nel mio dna.
Sento di avere una forte affinità con loro, cosa che non mi capita con gli altri animali, e mi rispecchio in molte dei loro tratti caratteristici, infatti mia madre è solita definirmi areste, e nel mio dialetto è una caratteristica che viene associata ai gatti selvatici, che di natura sono più schivi e diffidenti, e non si lasciano avvicinare facilmente. Non la prendo come un'offesa, al contrario, mi fa sentire più vicina ai gatti.
Quando sono in giro non è difficile vedermi mentre ne rincorro qualcuno, mi viene istintivo farlo; se sono abbastanza mansueti resto volentieri a giocare altrimenti mi limito a guardarli, è una cosa che amo da impazzire perché a mio parere i felini sono gli animali più affascinanti del pianeta, hanno qualcosa che gli altri non hanno, e non lo dico perché sono di farte. Insomma se venivano venerati dagli egizi ci sarà pur sempre un buon motivo, no?
Mi fanno ridere quelli che sostengono che i gatti non si affezionano per davvero, che sono falsi e altre baggianate del genere, evidentemente parlano in questa maniera perché non hanno mai avuto l'onore (proprio così, l'onore) di possederne uno, perché è molto più facile farsi amare da un cane, ma se un gatto sceglie te allora puoi sentirti davvero speciali. Infatti i gatti non sono obbligati ad amare nessuno, sanno essere perfettamente indipendenti e possono cavarsela da soli, quinsi se un gatto decide di amarti lo fa per sua scelta.
Ufficialmente ne ho avuti quattro, ma ho perso il conto di tutti quelli randagi che ho sfamato durante il corso degli anni. In questi post ve li presenterò uno ad uno.


Purtroppo non ho altre foto se non queste, e lasciamo perdere la mia mise carnevalesca, anche se la parrucca rosa mi donava ahahah.
Pippo lo definirei un vero e proprio santo, quante gliene ho combinate! Mi divertivo a metterlo dentro la carrozzina della mia bambola e a portarlo in giro, e lui se ne restava lì buono buono (e forse anche un po' rassegnato), senza emettere un solo lamento; avrei davvero potuto fargli qualsiasi cosa, ma mai una volta che si sia azzardato a mordermi o graffiarmi. Non essendo stato castrato aveva il brutto vizio di fare pipì sulle tende della sala da pranzo, per questo mia madre aveva chiesto al nostro vicino di portarlo nella sua campagna , mentre a me aveva detto che era scappato; io, disperata, avevo pianto per giorni ed ero stata praticamente inconsolabile, fino a quando la mattina del 6 gennaio non lo abbiamo visto comparire sul tetto del lavatoio che abbiamo in cortile. Giuro che ero convintissima che fosse stata la Befana a riportarlo a casa, ma la verità era che aveva percorso un bel po' di chilometri pur di tornare a casa da noi, nonostante il mio vicino l'avesse coperto per non fargli vedere la strada, eppure questo non lo aveva fermato, a dimostrazione del fatto che i gatti tornano sempre da chi li ama.
Non ho molti altri ricordi, perché a quei tempi ero piccolissima, ma questo mi è rimasto impresso nella memoria.

 
Pippi ci è stata portata da mia zia; lei lavora in ospedale e un dottore doveva "liberarsi" di lei e della sorella perché, se non sbaglio, si doveva trasferire. Prima ha cercato di darcele tutte e due ma era una spesa eccessiva, così abbiamo tenuto solo lei. Pippi era una certosina pura, e quando è arrivata da noi aveva già un anno, la maggior parte del quale trascorso dentro una stanza perché sia mai che con le unghie potesse rovinare i mobili; meglio che non mi esprima su quel dottore, diventerei volgare.
Ha passato i primi tre giorni nascosta sotto il letto dei miei genitori, e tutte le volte che abbiamo provato ad avvicinarci ci ha soffiato contro. Nonostante fosse un gatto di casa non aveva mai ricevuto un briciolo di amore, forse è per questo motivo che il mio rapporto con lei, almeno all'inizio, non è stato roseo, in quanto mi faceva un po' di paura, soprattutto i suoi agguati ai piedi quando mi vedeva scalza.
Pian piano ha cominciato a fidarsi e posso affermare con assoluta certezza che adorava mio padre, tant'è che aveva imparato i suoi orari e quanto tornava a casa per pranzare lei lo aspettava seduta di fronte al cancello, e alla sera era solita infilare le zampe dentro le sue ciabatte.
Una sua particolarità era che prima di addormentarsi si ciucciava la zampina, proprio come un bimbo che succhia il pollice, e la trovavo adorabile.
Non era particolarmente coccolona, ha cominciato a divntarlo da vecchiotta, però sapeva come dimostrare il suo affetto. Quando qualcuno di noi stava male lei si metteva ai piedi del letto e restava lì fino a quando non ci sentivamo meglio, arrivando addirittura a saltare i pasti pur di non lasciarci da soli. Nel periodo in cui partivamo in Piemonte per andare a trovare i miei nonni, il suo umore cambiava radicalmente, infatti era sempre più, a malapena si muoveva, questo perché sapeva che noi non eravamo a casa e sentiva la nostra mancanza.
È rimasta con noi per la bellezza di 18 anni, praticamente ho condiviso con lei più della metà della mia vita, e durante tutto questo tempo credo sia stata chiamata col suo vero nome ben poche volte ahahah per me era la mia piccola Cookie, ed è questo il nome che ho scelto di tatuarmi quando le ho dovuto dire addio. Per fortuna è stata bella e in salute per tanto tempo, e chiunque la vedesse in giardino si fermava a guardarla perché era veramente meravigliosa, anche quando il suo pelo aveva cambiato colore.
Quando  ha cominciato a mostrare i primi cenni di malessere ormai era tardi per porvi rimedio, magari se ce ne fossimo accorti prima a quest'ora sarebbe stata ancora qui, ma non abbiamo rimpianti perché ha vissuto a pieno la sua vita.
Mia sorella si era comunque incaponita e l'aveva voluta far ricoverare dal veterinario, ma tutti gli forzi che avevano fatto le hanno regalato solo due mesi in più. Ormai non riusciva a vedere, aveva la demenza senile e quando l'avevamo ricoverata si era fatta male a una zampa con le unghie, quindi non riusciva neppure a camminare, per farle fare qualche passo dovevamo tenerle noi le zampe di dietro. Una volta tornata a casa mi ero occupata io di lei, le davo da mangiare col cucchiaino e da bere con il biberon, mi alzavo la notte per cambiarle la traversa e sostituire la borsa dell'acqua calda dal momento che, avendo smesso di leccarsi, il pelo le era diventato bruttissimo e il veterinario ci aveva suggerito di farla tosare, l'aiutavo perfino a fare gli altri bisogni.
Gli ultimi due giorni aveva smesso del tutto di mangiare, io avevo sperato si trattasse solo di un blocco intestinale ma avevamo comunque chiamato il veterinario per poterla far controllare. Mi ricordo che, aspettando che si facessero le cinque, le avevo preparato una cuccia di fronte alla stufa, ed io mi ero sdraiata accanto a lei, tenendole la zampa. Quando l'ho poi messa nel trasportino, si è voltata un'ultima volta a guardare mio padre, quasi sapesse che non l'avrebbe più rivisto.
Il responso del veterinario è stato quello che non avrei voluto sentire, la situazione clinica non andava affatto bene e non sarebbe durata ancora per molto, ma rischiava di soffrire, quindi ci ha chiesto se volessimo sopprimerla. Io avrei voluto restare lì con lei fino all'ultimo ma non è stato possibile, per questo, seppur tra le lacrime, nei nostri ultimi cinque minuti insieme le ho ripetuto che le volevamo bene, ed ho cercato di trasmetterle ogni singolo grammo del mio amore.
Il cuore della mia piccola Cookie era così stanco che ha smesso di battere quando il veterinario le ha fatto l'anestesia, e quando mia madre ha telefonato per chiedere se potessimo andare a riprenderla, io sono stata tassativa: Pippi doveva tornare a casa. Abbiamo quindi creato un angoletto in cortile dove poterla sistemare, ed è come se non se ne fosse mai andata.


La mancanza di Pippi si faceva sentire in modo terribile, la casa mi sembrava vuota senza di lei, ma i miei non ne volevano sapere di prendere un altro animale, soprattutto mio padre. Per me era impensabile l'idea di non avere una piccola palla di pelo a zonzo, e ci stavo malissimo, per questo motivo mia sorella mi aveva inviato il video di una cucciolata nata nella campagna di mio cognato. Cinque topini pelosi, con gli occhietti ancora chiusi, tutti stretti stretti tra di loro per cercare di scaldarsi; è stata la prima volta in cui ho visto Sunny. Era l'unico con il pelo arancione, nascosto sotto i suoi fratellini, ed è scattata la scintilla. Sapevo che era ancora presto, Pippi era venuta a mancare da neppure un mese, ma non riuscivo a togliermi dalla testa quel suo musino, mi aveva stregata.
Ogni volta che mia sorella andava in campagna le chiedevo di fargli qualche foto o video, che io mostravo ai miei nel tentativo di intenerirli; all'inizio hanno fatto delle storie, ma già sapevo che aveva conquistato anche i loro cuori, perché era impossibile non innamorarsi di lui a prima vista.
la prima volta in cui l'ho potuto tenere è stato il 12 aprile del 2013, era così piccolo che mi stava in una mano, e giuro che se avessi potuto me lo sarei portata a casa quello stesso giorno, ma doveva ancora essere svezzato del tutto ed ho poi dovuto aspettare che mia madre venisse dimessa dall'ospedale. 
Avevo deciso di chiamarlo Sunshine perché era proprio un piccolo raggio di sole, venuto a portare un po' di luce nel mio cuore.
Quando lo avevamo portato dal veterinario per i primi controlli era davvero terrorizzato, mia madre aveva dovuto tenerlo con tutte e due le mani per evitare che si desse alla fuga ahahah il mio piccolo cuor di leone. Avevo perfino dovuto cambiare il colore dello smalto perché le mie unghie lo spaventavano.
Io ero nell'ansia più totale, era la prima volta che dovevo occuparmi di un gattino così piccolo e non sapevo neppure da che parte cominciare, si può dire che avessi perfino paura di toccarlo perché temevo di romperlo. Inutile dire che ho passato la prima notte in bianco, nel vano tentativo di non farlo miagolare per evitare che mio padre si svegliasse; sembrava farlo apposta, ogni volta che spegnevo la luce lui impazziva, quindi la prima settimana l'abbiamo passata a dormire di giorno e a giocare di notte.
A mano a mano che passavano i giorni me ne innamoravo sempre di più, trascorrevo intere ore a guardarlo, chiedendomi cosa avessi fatto di tanto speciale per essermelo meritato.
Amavo da morire il momento in cui mi saliva in grembo, dopo avermi scalato le gambe, e mi ciucciava la maglietta per potersi addormentare, ed io stavo anche due o tre ore immobile per non svegliarlo.
Fin dal primo momento sapevo che sarebbe diventato un bellissimo gatto, ma non immaginavo così bello, e nessuno ci credeva quando dicevo loro che non era di razza; una volta una signora mi aveva perfino chiesto se fosse incrociato con un norvegese.
Nella mia via lo conoscevano tutti, questo perché aveva il vizio di scappare dal cortile per andare ad esplorare quello dei vicini, e gli volevano un gran bene perché con gli estranei era molto mansueto e si faceva accarezzare senza problemi.
Per il suo primo, ed unico, compleanno avevo organizzato una vera e propria festa: avevo preparato i biscotti a forma di zampette, comprato i cappellini, fatto indossare a Sunny il cravattino e messo una candelina dentro una delle sue scatolette, che per l'occasione era diventata la torta, ma quel tontolone aveva finito con bruciarsi un paio di baffi.
Purtroppo il destino è stato parecchio infame, perché prima lo ha portato nella mia vita e dopo me l'ha strappato nel peggiore dei modi. Un maledetto bastardo l'ha investito proprio di fronte a casa e non ha neppure avuto la decenza di fermarsi; io ancora oggi mi incolpo perché quel giorno l'ho lasciato giocare in cortile con una lucertola, invece di farlo entrare in casa, e, chissà, se non fossi stata così stupida forse oggi Sunny sarebbe ancora qui con me. Credo che non mi rassegnerò mai al fatto di averlo perso e di non avergli dato neppure un bacio quella mattina; se solo avessi saputo cosa sarebbe successo di lì a poche ore l'avrei tenuto stretto a me, ma lui era uno spirito libero ed io sono comunque grata del fatto di averlo avuto con me.
Resterà sempre il mio bambino, l'ho cresciuto priorio come un figlio e non credo che avrò mai con nessun altro gatto il legame che si era creato con lui.

Arriviamo alla principessa di casa. Dopo la morte di Sunny ero io a non volerne sapere di avere altri animali, nonostante tutti mi dicessero di prendere un altro gatto. Ho passato quasi un mese a piangere ogni singolo giorno, avevo smesso di mangiare e non volevo fare nulla, se non starmene chiusa dentro la mia stanza. Ma, com'era successo con Pippi, anche questa volta la sensazione della casa vuota era opprimente, però c'era una differenza, perché Pippi me l'ero goduta per ben 18 anni, mentre Sunny era rimasto con me solo un anno, e in un certo senso prendendo un altro gatto mi sembrava di fargli un torno, come se ai suoi occhi lo volessi sostituire. 
Mia sorella mi aveva avvertito di aver visto dei gattini in campagna, io non ne ero poi così entusiasta e avevo posto delle condizioni ben precise: se dovevo avere un altro gatto doveva avere anche lui il pelo arancione ed essere figlio della stessa mamma di Sunny, perché volevo disperatamente che ci fosse un legame tra di loro, in un certo senso desideravo che ci fosse un po' di Sunny in questo nuovo gattino. I requisiti richiesti c'erano entrambi: Ariel era figlia della stessa mamma ed era l'unica con il pelo di quel colore, un po' com'era successo con suo fratello, e quello per me è stato una sorta di segno. Prenderla non è stato facilissimo, e la signorina aveva un bel caratterino perché fino a quel momento nessuno l'aveva mai toccata, quindi non era abituata ad avere a che fare con noi. Soffiava a più non posso e correva  a nascondersi in ogni angolo, ma alla fine ero riuscita ad arruffianarmela con la pappa ed era venuta di sua spontanea volontà sulle mie gambe.
La prima notte non solo non mi aveva fatto dormire ma mi aveva anche fatto pipì sul letto... e anche a lei ci è voluto un po' per capire che la notte bisognava fare la nanna. Quando era molto piccola veniva a dormire sul mio cuscino e mi poggiava la testolina sul collo, mentr eora se mi metto a dormire accanto a lei, si alza e se ne va, tsk.
Rispetto a Sunny è un pochino più affettuosa, viene a chiedere le coccole (ma quando non è in vena lo fa capire a suon di morsi) e la mattina mi sveglia dandomi le testate perché vuole la pappa, e questo lo fa solo con me.
Ha molti aspetti caratteriali che mi ricordano suo fratello, e proprio come lui ora ha preso il vizio di saltare il muro per andare nel giardino dei vicini, cosa che mi auguravo non facesse.
La scelta del nome non è stata immediata, all'inizio ero orientata verso i nomi giapponesi, ma mia madre me li aveva bocciati tutti, quindi alla fine ho optato per Ariel per via del colore del suo pelo e perché io amo le sirene.
Speravo tanto che, come suo fratello, fosse una palla di ciccia, invece mi sono beccata l'unica gatta col metabolismo veloce, che pur mangiando come un maialino non ingrassa. Da una parte so che è meglio così, ma, se si escludono le chiappette, non c'è molto altro da strizzare, e si arrabbia sempre quando provo a farle i buffetti.
È davvero intellingente, infatti ci ha messo pochissimo ad assimilare il significato delle parole "pappa" e "andiamo", ed io mi diverto un sacco a fare i discorsi con lei perché sembra quasi che mi capisca, infatti quando le chiedo se ha mangiato o ha fatto i bisogni, mi risponde con un miagolio.
Nella nail art ho rappresentato tutti loro, a partire da Ariel sull'indice fino a Pippo sul mignolo.
I gatti li ho realizzati tutti con l'acrilico, fra l'altro non sono stata molto precisa sia nel colore di occhi di Ariel, che non sono così verdi, che in quelli di Sunny, che tendevano più all'ambra, senza contare che sono pure storti, ma non mi importa; non sarà la nail art più bella del mondo ma finora è quella a cui tempo di più. Però sono soddisfatta di com'è venuto il pollice ahahah.

Smalti utilizzati:
Essence The Gel 33, acrilici








Alla prossima :)

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4 commenti

  1. Gorgeous mani :D and a gorgeous cat!!!

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  2. Da amante degli animali e in particolar modo dei gatti, i tuoi racconti mi hanno emozionata! :)
    e le unghie sono carinissime! :) <3
    baciii

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    1. Spero non ci siano strafalcioni perché certe parti sono state difficili da scrivere e mi son rifiutata di rileggerle. Grazie mille :D

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